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Updated: 1 min 54 sec ago
Wed, 11/25/2009 - 19:50
fontana pubblica a Tonadico (TN) - tra poco dovremmo mettere il gettone?
di Paolo Rumiz
Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere. Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo. All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici. La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista. Tutto questo in agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione. Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure. Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto.
E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta ha confermato l’assunto. L’Italia non ne sapeva niente. Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me. Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani. Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune. E’ l’emergenza più grave: la distruzione del territorio. Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla. Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico. «E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili». Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede. Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. C’è la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse. Sta già avvenendo: Cementificazione dei parchi naturali… Requisizione delle sorgenti… Privatizzazione dell’acqua pubblica… Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese. Ritorno al nucleare. Grandi opere imposte con la distruzione di interi habitat e territori. Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche. Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino. Con l’acqua la situazione è ancora più limpida. Vi racconto cose che ho visto personalmente. Qualche scena, capace di illuminare il tutto. Alta Val di Taro. C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche. C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. «Non abbiate paura – dice – quando mancherà la “nostra” acqua, la fabbrica pomperà la “sua” nei nostri tubi». L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata. Recoaro, provincia di Vicenza. Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune. Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali già in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico. I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usucapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede. Castel Juval, in val Venosta. Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere. Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene. La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale. La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro. Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente. (per gentile concessione dell’associazione Cuore di Carta) -
Paolo Rumiz
giornalista di repubblica
Mon, 11/23/2009 - 21:42
raccolta olive a lato dei Sette Guadi
percorso del gruppomtb – descrizione di francesco euganeo.org
cartina
Partenza da loc. Turri – frazione di Montegrotto T. – dalla piazza principale (fatta a gradoni)
Risalire via Scagliole fino allo scollinamento (ristorante Belvedere) e seguire la strada principale al 20% di pendenza, che in discesa non dà complicazioni. Scendere quindi per via Scagliara e poi seguire a sx per via Regazzoni e poi girare ancora a sx per via del Lavoro.
All’incrocio con la strada principale girare a sx e poi subito a dx per Viale delle Terme. Alla prima curva a gomito sinistrorsa, fare un po’ di fossi e campi e raggiungere Valsanzibio – vedi mappa. Alternativamente, all’incrocio con la strada principale (precedentemente detto) girare a dx e proseguire fino alla prima rotonda e là girare a sx per via Noiera Valsanzibio.
Ivi giunti in via Noiera Valsanzibio e procedere fino ad incrociare via Gregorio Barbarigo a dx. Prenderla. Si inizia a salire.
Sentiero Sette Guadi (MC gradi CAI): Uno degli sterrati più frequentati dei Colli. Lungo c.a 2,5 km. Fondo buono e pendenze accessibili.
Questa versione introduce una variante verso 3/4 del percorso. Vedi mappa.
Alla fine dei Sette Guadi, prendere l’asfalto e proseguire dritti per qualche centinaia di metri. Prima di arrivare da Oci (100 m.) prendere a sx lo sterrato che scende. Single track molto tecnico con passaggi stretti e una discesa finale ripida ma altrettanto divertente.
Vedi video della prima parte iniziale:
Arrivati in via San Pietro – strada provinciale, risalire a dx l’asfalto fino allo scollinamento e prendere a sx via Roccolo. Risalire via Roccolo per c.a 1 km e, dopo appena 30 metri dalla chiesetta con il tetto fatto a V rovesciata, girare a dx su sterrato. Seguire intuitivamente il sentiero fino a incrociarne un altro pianeggiante (anello del Rua), qua andare dritti (a dx) sempre su sterrato. Giunti su asfalto scendere a dx fino alla Croce (foto) del monte Rua e prendere lo sterrato che cade a dx della suddetta croce e subito 1° bivio a dx.
Giunti pressapoco a terra, andare dritti e prendere via Racola e seguire le direzione principale – vedi mappa. Alla fine dello sterrato girare a dx.
Arrivati in via Roma, la strada centrale di Galzignano andare dritti e si arriverà a incrociare a sx via del Lavoro, il percorso d’andata.
Wed, 11/18/2009 - 22:33
Categorizzare significa dare dei giudizi di valore, ho provato a farlo con gli itinerari per MTB qui riportati. Potete vederli qui a lato. Se avete qualche suggerimento o giudizio soggettivo, postatelo alla fine del percorso.
In “classicissime euganee” ho messo gli itinerari più pop e frequentati. Anche se alcuni di questi sono comunque per “arditi”.
In “gare“, i percorsi svolti durante le gare. La transeuganea non la fanno più, ma è pur sempre un percorso di gara. Un paio di settimane fa, nelle nostre esplorazioni sui colli, abbiamo incontrato due mestrini (che saluto) che si erano persi seguendo la transeuganea. Avevano trovato l’idea in questo sito, ma avevano la descrizione del sito ufficiale, che non è molto dettagliata e disorienta chi non conosce già i colli. Ha disorientato anche me. La transeuganea è ancora e giustamente un itinerario molto frequentato e i cui cartelli sono sparuti (o spariti?)
In “guide per arditi” i percorsi quasi All Mountain. Quindi nel ripeterli, siate sicuri di avere una mtb quasi da AM, un po’ di strada sulle gambe e il buon senso del buon padre di famiglia.
In “esplorazioni” le esplorazioni, se qualcuno è alla ricerca di ispirazione o di espiazione portando su la bici in spalla.
In “cicloturismo” i percorsi più dolci.
enjoy the freedom
Mon, 11/09/2009 - 20:25
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Sun, 11/08/2009 - 18:01
Molti di voi forse si saranno chiesti: ma da quando la gente ha iniziato a buttarsi giù dai sentieri in bicicletta?
Klunkerz è un film-documentario che racconta e fa raccontare dai veri protagonisti le origini di questo sport nella California degli anni 70. I primi accorgimenti tecnici e i primi test meccanici. Questa disciplina, ora diventata sport di massa, è partita come un modo come un altro per stare a contatto con la natura, per fare rolling picnic e stare insieme.
Purtroppo è in inglese, abbastanza stretto.
Il sito ufficila di klunkerz
Mon, 11/02/2009 - 20:30
L’itinerario di seguito descritto segue alcuni sentieri poco frequentati, soprattutto nelle vicinanze della Cengolina e monte Rua. Tutti sentieri impegnativi sia in salita e sia in discesa, in salsa All Mountain.
Non ha nessuna pretesa di essere ripetuto, ossia è molto esplorativo e potrà forse essere interessante per chi già frequenta i colli e si orienta bene. In esplorazione capita di perdersi, quindi è bene avere idea della destinazione-direzione che si deve seguire. In ogni caso l’importante è esplorare
- In castagna a monte Orsara
La traccia GPS parte dalla rotonda che sorveglia il parcheggio di Villa Draghi, nota passeggiata e splendido panorama sulla pianura veneta, a Montegrotto. Prima della porta d’ingresso murato al monte, superare la sbarra o passare di lato, seguendo il sottobosco che circonda la collina.
Scavalcare anche la seconda sbarra e andare dritti. Una volta su asfalto stare sulla sinistra e dritti. Poco dopo la trattoria da El Biondo, girare a sx ancora su asfalto. Alla fine del rettilineo prendere lo sterrato che sale a sx al monte Alto. Salita piacevole, a parte per l’ultimi metri, in cui la tira ben. Allo scollinamento scendere su tunnel di 100 c.a. ripidi metri, stetto e molto sassoso, solo per braccia allenate e forcelle in buono stato, così tenere l’amalga scomposto di sassi che corrono sotto alle ruote.
il tunnel
Ritornati su asfalto, girare a dx e seguire via Regazzoni alta in discesa. Dopo 600 metri di discesa girare a destra su asfalto molto ripido e salire per 80 metri e poi girare in via Madonetta. Uno sterrato con salita dolce e discesa breve e ripida. Ritornati su asfalto andare a sinistra e poi, dopo poco, prendere per via del Lavoro. Poi all’incrocio andare a destra per via Porto poi via Roma e dritti fino alla big rotonda di Galzignano e di qua a sinistra, la Cengolina. Strappo iniziale su asfalto, che lo lascio volentieri ai ciclisti da corsa, e alla curva girare a destra. L’alternativa Cengolina, via Vicinale.
L’alternativa dolomitica alla Cengolina porta alla chiesa tirolese del Roccolo. Salita tosta ma con alcuni punti piacevoli. So per certo che c’è gente molto più in forma, perciò, se qualcuno è alla ricerca della salita tosta, questa potrebbe essere una valida. Quindi lasciata la Cengolina d’asfalto, seguire subito su sterrato che sale, andando sempre dritti, al guado di cemento andare a dx in salita, strappo iniziale, poi un po’ di saliscendi.
Dopo circa 1,3 km di sentiero circondati da un bellissimo castagneto, ad un crocevia con altri due single track, andare dritti tenendosi a destra e poi dopo 80 metri seguire a sinistra in salita. Dopo 100 metri di salita, superare la sbarra e andare a sx. Qua inizia la vera salita. (Non che le pendenze precedenti siano da poco). Tenere sempre la direzione che sale. Ci sono 700 metri lineari di salita con una pendenza attorno al 20% su sterrato sdrucciolevole. Il sogno di ogni biker.
Arrivati sopra alla chiesa tirolese del Roccolo, seguire a sx su asfalto e poi subito a dx per via Sottovenda (casa Marina) e procedere sempre dritti su asfalto camuffato da strada bianca con giarin. Complimenti all’ingegnere, in discesa diventa una vera pista da ballo per le mtb. C’è una fontana a Casa marina. Dopo circa 1,1 km di via Sottovenda, ad un tornante seguire dritti e poi ancora a destra sempre su strada bianca e proseguire dritti (si passerà di fianco a una casa). A 70 metri dalla casa, seguire a sx attraverso il vigneto. Gran discesa paraboleggiante e un po’ pietraia. Scesi al ristorante Cantinon, attraversare la strada e andare dritti, passando perciò davanti al ristorante suddetto e alla biforcazione di poco successiva andare a sx su sterrato. Molto bello. Fino ad arrivare a Fontanafredda. Qua noi abbiamo preso l’asfalto, risalendo così la cengolina da dietro. Ci sono almeno due possibilità di risalire su sterrato, questa (di cui fra poco faremo un guida premium) oppure il tratto della transeuganea che sale al monte Rusta.
Giunti allo scollinamento della Cengolina, siamo andati a sinistra e poi alla chiesa tirolese del Roccolo, a sinistra su sterrato passando di fianco alla casa e trovando alcune difficoltà a schivare le galline. Da ora è solo discesa. Discesona su fondo sdrucciolevole e qualche sasso, soprattutto nella prima parte. Giunti alle case sparse, seguire il single track a dx che scende.
Arrivati su asfalto seguire la direzione che scende e arriverete a Galzignano. Da qui seguire la direzione Battaglia.
Una volta arrivati al centro di Battaglia, prendere l’argine destro e continuare dritti fino al semaforo di Montegrotto (al semaforo la ns traccia GPS si ferma). Per tornare al punto di partenza: al semaforo girare a sx e procedere dritti. Superare il sottopassaggio e andare ancora dritti, superare la chiesa e alla fontana grande girare a sx per via Castello. Ancora dritti e arriverete alla rotonda di villa Draghi.
Thu, 10/29/2009 - 18:19
traccia e descrizione di riccardo degli hercules bike
Il giro di seguito descritto, ci farà attraversare i paesaggi nei dintorni di Rovolon, Teolo e Carbonara, percorrendo alcuni dei sentieri più belli del M.Grande e del M.Altore.
La distanza e il dislivello impongono una discreta preparazione alla MTB.
Se le condizioni dei sentieri sono buone (se è piovuto da poco alcuni tratti diventano insidiosi), tranne due brevi tratti (50m in tutto), il percorso è interamente percorribile in sella.
Partenza da via Liviana nei pressi di Bresseo.
Girare a sx in via Ca’ Boldù per andare ad inserirsi in via Euganea Treponti in direzione Teolo.
Dopo circa un paio di chilometri girare a dx in via valli quindi ancora un chilometro e ancora a dx in via Costigliola.
Alla fine della via girare a sx in salita molto ripida.
Percorrere sempre la strada principale che a tratti diventa sterrata fino ad arrivare in via Belvedere.
All’incrocio girare a sx e quindi subito a dx imboccando via Bettone in falsopiano.
Si percorrono circa 500m per poi girare a dx in salita sul sentiero del M.Grande.
Percorrere tutti i 16 tornanti fino alla sommità passando nei pressi di alcune antenne di forma sferica.
Prima di arrivare in cima io ho percorso una variante (deviazione a sx al 13mo tornante) dove però per raggiungere la sommità del monte è necessario scendere dalla bici per percorrere circa 30 metri di salita molti ripidi e scalinati.
Scendere fino al Passo Fiorine e scendere sul sentiero che passa a fianco del ristorante e si inoltra nel bosco.
Il sentiero si biforca subito dopo il ristorante. Tenere la dx in discesa.
Circa 200 m prendere la deviazione sx, quindi alla successiva biforcazione tenere sempre la sx.
Qui è necessario seguire la traccia principale meglio se si possiede il GPS per non perdersi in mezzo al bosco.
Il sentiero è piuttosto tecnico ed in alcuni tratti ripido e sassoso.
Alcune pietre possono essere scivolose in caso di pioggia o umidità quindi si consiglia di affrontarlo se si ha una guida sicura oppure scendendo di sella nei punti più difficili.
Si passa di fianco alle rovine del Castello di Rovolon, pio il sentiero diventa più facile.
Superata sulla sx un’abitazione rossa subito dopo prendere il sentiero che si stacca a dx e diventa un single track in falsopiano inoltrandosi nel bosco.
Tenere sempre la traccia principale e dopo essere passati a fianco di una casetta (che troverete alla vostra sinistra), alla successiva biforcazione tenere la dx.
Si percorre un tratto di salita single track breve ma al limite dell’aderenza per poi affrontare un breve e piacevole siingle track con saliscendi.
Poi bisogna scendere dalla bici per superare un gruppo di rocce che interrompono il sentiero.
Subito dopo si sbuca al 4°tornante della salita del M.Grande già percorsa prima.
Prendere a dx in salita e percorrere 3 tornanti.
Giunti al sucessivo svoltare a dx.
Il sentiero ampio con dei tratti di saliscendi porta nuovamente al Passo Fiorine proprio dietro la Baita dove eravamo passati prima.
Giunti alla strada asfaltata attraversarla per superare una recinzione per prendere la traccia che sembra accedere ad un prato di una proprietà privata.
Il sentiero in lieve discesa è molto piacevole e veloce.
Tenersi sempre sulla traccia principale che porterà al tratto chiamato Vietnam.
Superata una breve salitella il sentiero scenderà più ripido stretto e sconnesso; sarà necessario sfoderare un pò di tecnica di guida in discesa.
Terminato il tratto tecnico fare attenzione perchè bisogna fare un tornante a sx prendendo un sentiero che è poco visibile.
Percorrere i tre tornanti del single track che sbuca su una sterrata più larga nei pressi di alcune abitazioni.
Circa 50 m dopo, girare a dx in salita nel sentiero che fiancheggia una siepe.
Dopo 30m di salita giù in discesa su un tratto piuttosto stretto e tecnico.
Si sbuca su una stradina (via Chiesa Teolo) dove bisogna girare a sx quindi dopo 30 m subito a dx sempre in discesa (via Fontana Maggiore).
La trada bianca porta nei pressi di un parcheggio a Teolo.
Scendere a dx fino all’incrocio con via Trespole dove bisogna girare a dx.
Dopo circa 50m abbandonare la strada asfaltata per girare a dx nei pressi di un capitello.
Qui inizia il tratto più duro del percorso subito in salita molto ripida.
La strada passa subito ad un fondo in cemento ma mantiene sepre unanotevole pendenza.
Quando finisce il tratto di cemento il sentiero diventa sterrato.
La pendenza diminuisce un po’ ma il fondo diventa molto più sconnesso e per circa 200m bisogna avere buone gambe e ottime doti di equilibrio altrimenti si sarà costretti a procedere a piedi.
Finito il tratto difficile la tradina spiana e si arriva ad un quadrivio dove bisogna andare dritti in leggera discesa.
Si arriva subito ad un bivio dove bisogna girare a dx sempre in discesa.
Qui sarebbe opportuno avere il GPS perchè è difficile spiegare la strada.
In ogni caso per non sbagliare puntare verso la fattoria disabitata che si vede più in basso.
Arrivati alla fattoria prendere la discesa a sx, si passa tra una serie di massi molto grandi poi si attraversano dei vigneti abbandonati per raggiungere una sterrata più marcata ed in buone condizioni.
Scendere fino all’asfalto del Ghetto Case Gottardo di Bagnara Alta.
Girare a dx quindi in via Bagnara Alta quindi dopo 100m girare a sx (via S.Pietro) in discesa su asfalto fino alla strada principale via Verdi.
Girare a dx in direzione Bastia.
A Carbonara girare a dx verso la chiesa quindi dopo circa 100m nuovamente a dx.
Qui per 600m la salità è molto dura fortunatamente in asfalto.
Per il resto del percorso è necessario avere il GPS perchè la traccia percorre zone di vigneti con molte deviazioni dove è molto difficile avere punti di riferimento validi.
Per chi non ha il GPS consiglio di caricare la traccia su Google Earth e magari stamparsi alcune foto attraverso le quali è senz’altro più facile capire le direzioni da prendere.
In sostanza proseguendo si arriva di nuovo all’asfalto di via S.Pietro e si percorre un tratto di essa in salita verso Rovolon.
Più avanti si gira a sx in una sterrata piuttosto ripida che si inoltra nel bosco.
Si incrocia via Palazzina per procedere ancora in mezzo ai vigneti che con una serie di deviazioni portano di nuovo verso Carbonara.
Giunti all’asfalto nei pressi della zona artigianale girare a dx in direzione Bastia quindi imboccare via Manzoni subito a dx.
Percorrere tutta via Manzoni e quindi via Madonina (asfalto) fino all’incrocio con via Torre.
Qui salire a dx (sempre su asfalto) verso Rovolon.
Si percorre un tornante 100m dopo il quale bisogna girare a dx su una salita dapprima in ceento e poi sterrata che si ricongiunge nei pressi di Rovolon con l’asfalto di via Spinazzola.
Ancora su a dx in asfalto passando davanti alla chiesa di Rovolon per dirigersi verso Treponti percorrendo via Belvedere.
Dopo un paio di chilometri circa, per il ritorno scendere nuovamente a sx su via Costigliola Monticello, già percorsa in salita all’andata.
Si percorrono due curve accentuate in discesa sempre su asfalto, giunti alla terza (nei pressi di un capitello) girare a sx sullo sterrato che costeggia dei vigneti e procede prima in falsopiano e poi in discesa.
Seguendo la direzione ci si congiunge con l’asfalto delle diramazione di via Spinazzola.
All’asfalto andare a dx in discesa.
Dopo un tornante, la strada diventa pianeggiante ed è necessario percorrere circa 800m per arrivare all’incrocio di via Costigliola che avevamo già affrontato all’andata.
Arrivati qui, per tornare al punto di partenza è necessario raggiungere Treponti e quindi Bresseo, seguendo al contrario le indicazione già date in precedenza.
Tips: Leggi la descrizione del percorso perchè consiglio di evitare alcuni tratti se è piovuto da poco.
Potresti trovare molto fango e tratti in discesa molto viscidi e pertanto insidiosi.
Guardalo su Gpies
Wed, 10/28/2009 - 23:44
Se Zanzotto sostiene che sia una peste, io credo sia semplicemente un partito civetta.
Difendono l’identità veneta mentre lasciano vituperare il territorio dai colleghi di coalizione, vogliono il federalismo e hanno torto l’ICI che era una delle poche tasse federaliste. Sono al governo da più di dieci anni e non hanno fatto nulla di “federalista”. Ma va bene così. E’ il bello del populismo.
Tosi ha detto che Zanzotto è solo un voto. Con il mio sono 2.
Tra un po’ di anni conteremo i morti di tutta questa fuffa.
Ohh no…diranno che non c’entravano, che volevano la Padania. Che è questa la strada da seguire. No, aspetta, lo dicono già ora…
Qui l’intervista di Zanzotto all’Infedele (verso la fine del video)
Qui la risposta astuta di Tosi da non perdere (proprio all’inizio del video)
Tue, 10/27/2009 - 14:12
descrizione e traccia di riccardo degli hercules bike
Percorso abbastanza impegnativo con alcuni single-track molto belli.
Partenza da via Liviana nei pressi di Bresseo, dirigersi verso via Euganea Treponti per poi girare a sx in direzione Teolo.
Dopo circa 1km girare a dx verso Rovolon per percorrere la salita di via Gazzo (Parco dei Tigli) sempre su asfalto.
Giunti alla sommità girare a sx in via Bettone verso Teolo.
Percorsi circa 500m prendere a dx la sterrata del Monte Grande che sale per circa 3km con pendenza pressochè costante su fondo abbastanza compatto.
Si percorrono 16 tornanti prima di arrivare alla sommità del monte nei pressi di alcune antenne a forma sferica.
Raggiungere in discesa su ampio sterrato il parco Fiorine.
Qui puntando verso il Locale Baita girare a sx per imboccare un single track a fianco di un’abitazione.
La discesa si fa ripida e tecnica e fino a sboccare a Teolo in località Ghetto.
Passato il centro di Teolo prendere in direzione Castelnuovo per girare subito a sx in via Fonda.
Passando nei pressi di una fattoria si giunge in discesa in mezzo ad un vigneto molto curato e dopo una svolta a sx oltrepassando dei prati il sentiero si inoltra brevemente in un boschetto per poi collegarsi a via Calti Pendice (Le Corbeggiare).
via calti pendice
Percorrere in salita tutta via Calti Pendice arrivando a Castelnuovo, quindi dirigersi verso Torreglia per circa 500m per poi svoltare a sx verso il ristorante 7mo Cielo .
Da qui imboccare la sterrata che rapidamente porta alla località Terre Bianche.
In discesa raggiungere via Pastorie dove bisogna tenere la dx in salita su fondo in cemento.
Nei pressi di un Bed&Breakfast prendere dritti il single-track che rapidamente in discesa porta nel piazzale della Trattoria da Iseo a Treponti.
Da qui prendere a dx via Vallarega in direzione Torreglia per poi svoltare a sx in via Liviana raggiungendo dopo un paio di chilometri il punto di partenza.
M.Grande-Ghetto-LeCorbeggiare-TerreBianche
Google Earth
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Wed, 10/21/2009 - 18:42
Lunghezza: 35 km
Dislivello complessivo: 1354 m
More info e traccia GPS
Cartina
Partenza dalla BIG rotonda di Battaglia Terme, punto di ritrovo per gli amanti della costesina, e via verso via Petrarca poi sx per via Regianziane e dopo 100 metri prendere via monte Ventolone (Frantoio del Poeta) da qui salite per i 7 Guadi – 3,3 km di salita e dislivello 230 m.
parabolica 7 guadi
Attrivati alla fine, andare a dx su asfalto verso la Fattoria Monte Fasolo. Dopo appena 500 metri arriverete alla partenza del sentiero Attorno al monte Fasolo (vedi mappa sotto e foto). Uno sterrato amabile, abbastanza domabile e in lieve discesa, a parte qualche muretto alias marce basse, ci sono poi degli scoli d’acqua abbastanza profondi da tenere in considerazione a 700 metri dalla partenza. Dopo 2 km di bosco ritornerete su strada bianca, andate a dx e dritti (ci sono tre direzioni, quella centrale è giusta – vedi mappa) verso il monte Rusta. Un po’ di falso piano e poi giù a destra per una discesona tra le vigne. Alla fine andate a sx e seguite il sentiero che gira Attorno al monte Rusta. Al bivio che incontrerete dopo 500 metri dalla discesona prendete la direzione che sale e arriverete ad incrociare la strada bianca che sale al monte Rusta. Tenete la destra e andate verso villa Beatrice. Quando siete arrivati al parcheggio di villa Beatrice, buttate l’occhio a sx e vedrete un timido sentiero che parte dal parcheggio, prendetelo, superate due cancelli medievali chiusi con il catenaccio altrettanto medievale (è abbastanza allentato e le mtb ci passano) (waypoint name: ma dove caxxo xe el sentiero?); una volta che arrivati al vigneto (waypoint name: qua i ce spara!), bisogna scendere sul fianco destro dei filari di vigne e alla fine del terrazzamento a sx per 50 m e poi a dx in single track per 7 metri. Arriverete in una strada bianca, andate a dx verso valle San Giorgio. La amena cittadina è quanto di più autentico ci sia sui colli: a pochi km da Arquà ma lontana dai guiggiola boys e dalle coppiette romantiche.
In valle San Giorgio, prendere la direzione Arquà. Una volta arrivati in forcella andare a dx per monte Cecilia. Dopo appena 1 km (vedi mappa) andate dritti per un single track. A questo sentierino non dareste 5 lire, tuttavia è frizzante come lo champagne. Dopo 300 metri di discesa, una volta su asfalto, andate a sx per via Comezzara fino a incrociare la principale via Aganoor.
A questo punto avete due alternative: a dx la via di casa, verso Valsanzibio, poi Galzignano e la BIG rotonda di Battaglia; a sx risalire il monte su asfalto fino al passo e prendere a dx per la scajara in previsione della BIG discesa “Trattoria da Oci” per chiudere sempre in bellezza…Vada per la BIG discesa.
Risalita la scajara alias il Mottolone. Seguire l’asfalto fino ai 7 guadi e poi questa guida per la discesa “Trattoria da oci”.
Guardalo con Google Earth
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Tue, 10/20/2009 - 22:12
Non sarà proprio come lo vedeva il Petrarca dalla sua finestra ad Arquà, però immaginiamo che i profili, le atmosfere, la vegatazione e i colori siamo pressapoco gli stessi.
Il versante sud dei Colli Euganei: il monte Cecilia, il Fasolo, il Gemola, il Rusta, più in là insolato il monte Lozzo hanno spazi ampi e il verde sabbioso dell’erba mezza bruciacchiata dal sole. Macchia meditteranea e la distesa di campi della pianura all’orizzonte. Ginestre, corbezzoli, e le altre centinaia di piante dai nomi poco usati che fanno dei colli un universo di odori e colori, un patrimonio che da millenni si tramanda: cresce, vive, si riproduce e muore nella perfetta armonia delle stagioni.
Una ricchezza da difendere dalle bramosie e dagli vizi degli uomini. Buon senso e rispetto per un mondo che è la nostra casa ma è anche casa d’altri, che ci sono stati e ci saranno. Cos’è il progresso se facciamo terra bruciata del passato?
Scriveva Buzzati anni orsono:
Quando più si estende sulla terra vergine il dominio dell’uomo,
tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza,
e a un certo punto egli si troverà prigioniero
di se stesso, gli verrà meno il respiro e
per un angolo autentico di bosco sarà disposto
a dar via tutte le sue diaboliche città,
ma sarà troppo tardi, delle antiche foreste
non rimarrà più una fogliolina.
Si può sempre ridere e scherzare. buttarsi giù dalla discesa “andare dritti alla sbarra che sta proprio di fronte la fine dei sette guadi”, con el Puppappero, ma molto spesso certe cose, che sembrano ovvietà, si sottovalutano
p.s: Alla fine del tracciato (che corre sul fianco del monte fasolo) ripreso nel video, andando dritti e passando davanti alla casa, prendete una discesa abbastanza impegnativa che vi porta verso baone. Questi sono solo i primi metri…poi è solo discesa pendente e sconnessa. Per braccia allenate. Da fare attenzione…
Thu, 10/15/2009 - 18:30
descrizione e traccia di riccardo degli Hercules Bike
Giro breve ma abbastanza intenso su sentieri in buono stato.
Partenza nei pressi di Fontanafredda, a circa 2 km da Cinto Euganeo.
Su asfalto si raggiunge Lozzo Atestino in via Roma, dove poco dopo aver superato il ponte si svolta a destra in via S.Giuseppe e quindi a sinistra in via Viezzo per iniziare la salita sul M.Lozzo.
Inizialmente su asfalto e poi su sterrato la strada sale a tornanti sempre con pendenza regolare.
Si percorrono 6 tornanti quindi in corrispondenza del 7 si svolta a destra su una discesa che subito diventa in cemento e scende fino a via Pegorile.
Qui si svolta a sinistra e si percorre un falsopiano di circa un chilometro sempre su fondo in cemento per poi svoltare a destra in salita su via S.Antonio sempre su cemento che poi diventa sterrato.
Al successivo incrocio si svolta a sinistra percorrendo un saliscendi e poi una ripida discesa che porta a dei vigneti.
Tenendo sempre la traccia principale che si addentra nel bosco si percorre un tratto di ripida salita su fondo in terra battuta.
Poi il sentiero spiana e nei pressi di una fattoria bisogna girare a destra.
Percorso un tratto di sentiero girare a sinistra in un single track in discesa.
Si raggiungono dei vigneti e seguendo la traccia principale si completa il giro del monte Lozzo raggiungendo via S.Giuseppe percorsa all’inizio.
Da qui si torna verso il ponte per attraversarlo e girare subito a destra in via Dietromonte per congiungersi con la strada provinciale in direzione Este.
Percorso circa un chilometro della provinciale si gira a sinistra su uno sterrato subito ripido che con diversi tornanti sale sul monte Cinto.
In corrispondenza del 6 tornante lasciare lo sterrato principale e passare tra due cubi in cemento imboccando un single track che con alcuni tratti di salite e discese brevi ma ripide porta nella strada principale del M.Cinto (via Dietromonte).
Continuare in salita fino alla deviazione per la cava dei Briganti.
Qui scendere sempre su sterrato fino a raggiungere la strada asfaltata che unisce Cinto Euganeo a Fontanafredda (Bivio Villa Beatrice).
Girare a destra in discesa verso Cinto, quindi all’incrocio del paese girare a destra verso Este.
Dopo circa 500m girare a destra dentro Cava Bomba.
Si presenterà un paesaggio suggestivo con alcune statue di dinosauri preistorici.
Percorrere la traccia principale che sempre in salita abbastanza impegnativa condurrà verso la sommità del monte Cinto nei pressi della Cava dei Briganti.
Percorrere questa volta in discesa la strada principale del M.Cinto (via DietroMonte) che prima avevamo risalito.
Dopo un tornante inizia un tratto rettilineo che bisogna percorrere per circa 300m per poi svoltare a destra.
Lo sterrato in falsopiano porta ad inoltrarsi nel bosco per poi uscirne nei pressi di un vigneto per poi raggiungere nuovamente la strada asfaltata che unisce Cinto Euganeo a Fontanafredda (Bivio Villa Beatrice).
Attraversare la strada e percorrere in salita su asfalto, la strada che porta a villa Beatrice.
Dopo essere passati a fianco di una piccola chiesetta continuare in salita per altri 300m quindi girare a destra sullo sterrato che si addentra verso il bosco.
Tenendo sempre la traccia principale si raggiunge il piccolo borgo di Cornoleda.
Giunti sull’asfalto prendere a destra in discesa, fino a Cinto Euganeo.
Da qui, sempre su asfalto, dirigersi verso Fontanafredda per poi tornare al punto di partenza dell’itinerario.
Clicca sulla mucca per guardalo su Gpsies…
Scarica il GPX di questo percorso
Guardalo con Google Earth
Tue, 10/13/2009 - 21:01
Giro circolare con buone percentuali di sterrato. Molto interessante il tratto vicino a villa Draghi – Piccolo Marte per buona parte in single track. Poi Roccolo e infine la sempre verde discesa Trattoria da Oci.
Fri, 10/09/2009 - 08:56
La comunità montana Agno-Chiampo ha reso disponibile un CD con tutti i sentieri del comprensorio, per cavallo, MTB o a piedi. Sono stati inclusi anche tutti i sentieri del CAI. Una bella iniziativa.
Una volta scaricato il CD, scompattate l’archivio e fate partire l’applicazione “AVVincentine”.
[grazie a lorenzo per la segnalazione]
Thu, 10/08/2009 - 19:06
A volte è una necessità, altre una comodità. Se poi ci si porta la bici diventa anche un bell’impegno. Con argomentazioni, dissertazioni, opinioni, aspetti, rapporti, sul tema “mezzi pubblici” o “mobilità (sostenibile)” si possono riempire molti libri. Alle superiori, con un tema così, ci riempivi almeno tre fogli protocollo.
Le due argomentazioni più robuste sono: andare coi mezzi pubblici si risparmia e si inquina molto meno: l’energia impiegata affinché lo spostamento si verifichi, viene spesa meglio, coinvolgendo un numero più alto di persone. La terza, più pratica, è che per certe tratte e certe destinazioni si fa molto prima.
Dall’altra parte, la “neno via coa machina mia” ovvero la mobilità privata ha la comodità del riscaldamento centralizzato e l’ultimo CD degli U2. Da aggiungere l’impossibilità di raggiungere certi luoghi con i mezzi pubblici e, in altri casi, il fatto che ci si impiega meno tempo spostandosi in macchina. La bici invece per percorsi brevi rimane il mezzo più economico e meno inquinante.
Comunque da un certo kilometraggio (forse dai 5000 km) in poi viaggiare coi mezzi pubblici diventa una necessità molto conveniente. Se si è da soli anche prima dell’ipotetici 5000 km.
Milioni di persone, soprattutto studenti, li usano ogni giorno per andare a lavoro. I mezzi pubblici sono in simbiosi con questa società globale, globalizzata e globalizzante, che vorrebbe spostare le persone alla stessa velocità e con la stessa frequenza delle loro comunicazioni. Un’interattività fisica, oltre a quella virtuale, di merci e persone.
Inoltre i mezzi pubblici, proprio perché sono pubblici, sono lo specchio della società che li gestisce e coordina. Il corollario di ciò è la puntualità dei treni austriaci.
In Italia, secondo me, si tira un po’ a campare. Qui il rapporto/statistiche ISTAT sullo stato dei mezzi pubblici nel nostro paese.
Google Transit invece è un servizio da poco disponibile sulle mappe di Google che aiuta a pianificare i propri itinerari sfruttando i mezzi pubblici. L’Italia non è molto battuta da questo servizio del Big G. A questo momento (già domani potrebbero essere di più, Padova e Provincia?) solo sette città hanno caricato i loro orari e percorsi. Il punto debole si questi servizi è l’aggiornamento e la completezza. In ogni caso già poter vedere il tracciato e le fermate che compie un autobus può essere molto d’aiuto.
Per contattare Google Transit, scrivete a labs-transit_content@google.com. Se invece siete il responsabile di una società di trasporti, potete andare direttamente a questa pagina in inglese e compilare un po’ di dati.
Infine, da fruitore di mezzi pubblici mi sento di darvi un po’ consigli, non regole, tratti da vita vissuta
- Capire dove effettivamente ci si trova
- Capire dove effettivamente si vuole andare
- Informarsi preventivamente sul termini chiave da usare a seconda della parlata locale, nel caso (molto frequente) si debba chiedere informazioni ai passanti. Termini come “stazione” “coincidenza” “partenze” “binario” “arrivi” “treno” “per bacco” “che maledetta sfortuna” “ritardo” vanno necessariamente imparati prima di partire.
- In Francia si parla molto poco inglese. I Francesi ce l’hanno ancora con gli Inglesi per storie vecchie
- Leggete attentamente gli orari dei treni. E verificate di essere davanti al tabellone “partenze” e non a quello degli “arrivi”. La prova del 9 è chiedere prima di salire sul treno ai passeggieri dove stanno andando. Avete scelto il cavallo giusto se la vostra meta coincide con la loro o è per strada
- † questo simbolo in alcuni paesi significa “festivo” e non che il treno è stato soppresso
- Se la biglietteria è chiusa, tutto è concesso
- Quando salite in treno, avvisare sempre il capotreno della vostra presenza e iniziare ad instaurare buoni rapporti con lo stesso. Se avete la bici con voi questa è una buona prassi per evitare misunderstatement
- Fate l’inventario delle borse che avete caricato sul treno, prima di scendere
- Portarsi sempre dietro moneta locale
- Dichiararsi “stranieri” a volte funziona, soprattutto nel caso di supplementi
- Buon senso, spirito di addattamento e una buona rivista forse vi renderanno la giornata meno lunga e più piacevole
Mon, 10/05/2009 - 19:03
Circa 2500 partecipanti, due percorsi: uno lungo 40 km e l’altro 22, una bella giornata di sole, la Via dei Berici 2009 è stata una festa delle ruote grasse e della beneficenza, anche quest’anno organizzata dalla Scuola Berica MTB, e siamo alla sedicesima edizione.
In gara si respirava una bella atmosfera cordiale e poco aggressiva, almeno nelle nostre posizioni di media classifica . Nel primo tratto, soprattutto prima di una discesa su single track (bellissimo), si è creata un po’ di colonna. D’altronde c’era tantissima gente. Il percorso segue per larghi tratti quello dell’anno scorso.
Probabili gli attraversamenti di P.P, soprattutto nel tratto successivo alla Rocca dei Vescovi – sopra Brendola – quindi potrebbe essere utile una cartina topografica dei Berici, per visualizzare eventuali alternative. La gara è abbastanza tecnica e in alcuni tratti il fondo è sconnesso. In altri (max 30 metri) siamo scesi dalla sella. Discese molto belle, in particolare un sentiereto liscio e parabolico a circa metà gara (20esimo km).
altre foto
Si parte da Sant’Agostino di Arcugnano – uscita Vicenza Ovest, alla BIG rotonda andare dritti e poi seguire per Viale sant’Agostino.
Fri, 10/02/2009 - 19:13
Il riciclaggio di Stato è passato alla camera. Sul Giornale si legge “Grazie alle assenze del PD”. L’hanno votato quei quattro avvocati arrivisti e impresari falliti ed è passato con “grazie al PD”. Questa è schizofrenia. Se l’opposizione fosse stata 279 al completo, la maggioranza sarebbe stata presente con 290, è una furbata politica calcolata per innescare una discussione fuorviante dalla sostanza del provvedimento. Trucchi per i bambini dell’asilo. Povera Italia. Se volete farvi del male leggetevi la scheda. E capirete la sostanza del provvedimento. Un esempio concreto: se vostro padre aveva la liquidazione in una azienda che ora è fallita e l’amministratore si è portato il capitale sociale (leggi la vs liquidazione) all’estero ora lo condona e la liquidazione di vostro padre diventa legittimamente denaro suo. E se si è comprato una villa a Santo Domingo, la villa diventa sua.
Sinceramente, ne ho i coglioni pieni di questa gente. A livello locale ci hanno distrutto il paesaggio, l’ambiente, ci hanno intasato le strade non progettando nulla, a parte che case. Albignasego è diventata una merda di quartiere dormitorio grazie alla speculazione selvaggia. Lo ripeto: Albignasego è diventata una merda di quartiere dormitorio grazie alla speculazione selvaggia. Si sono fatti votare dando a ognuno il permesso di costruire la bifamiliare per il figlio precario. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù? E dall’altra parte hanno costruito condomini bruttissimi, veri obbrobri. Per risolvere l’emergenza abitativa, dicono. Ci sarà stata molta emergenza o l’emergenza l’hanno creata loro?
E si sentono di avere ragione “hanno dato sfogo all’economia” “hanno risolto il problema casa” dicono. Ora abbiamo il problema mobilità, il problema che ora si vive in mezzo ai condomini e se si vuole un po’ di verde si deve prendere la macchina. Ma a chi serve il verde? Si poteva risolvere il problema casa, progettando stabili migliori, quindi deduco che siete dei pessimi progettisti. O che il vero obbiettivo fosse quello di fare stare più gente sui pochi metri quadrati di base del condominio? Quindi siete dei speculatori e non progettisti. Andando per deduzione, visto che le vs opere sono delle patacche assurde, tutte vicine tra di loro e senza un minino di verde attorno.
Dove vivo io, San Giacomo non abbiamo neanche un parco e i cani cagano per strada. Siamo intossicati dai gas di scarico, o forse no, chissà, tanto nessuno ce lo dirà mai. Guardando ai dati della Mandria, l’aria è sempre pessima. Ma il problema vero sono i capitali all’estero, le intercettazioni e Rete 4. I Leghisti dove sono? La frangia politica (?) dei farisei populisti. Il partito civetta. I capitali della padania sono all’estero?
Mi vergogno di appartenere a questa Italia. Quando vado all’estero e parlo con qualcuno, sento che tutti ci prendono in giro e hanno pienamente ragione.
Mon, 09/28/2009 - 20:21
Lokve è un paesetto di poche case adagiato su di un’ampia piana verde tra i monti sopra Nova Gorica (la “c” in sloveno di pronuncia “z”) a 950 metri di altezza. Si trova a 10 km di montagna dalla “civiltà” e poco più di 15 dall’Italia, tuttavia si respira una certa tranquillità. Il giro per mtb qui proposto è tecnicamente facile e per buona parte su strada bianca. E’ lungo 33 km e ha un dislivello totale di 900 metri. Si può accorciare di 5 km seguendo per la strada n°609, che passa per Mala Lazna. Le salite sono abbastanza dolci anche se continuative. A metà dell’itinerario con una piccola deviazione segnalata di 20 metri arrivete ad ammirare il panorama sopra Nova Gorica e più in là Gorizia, Italia e il mare Adriatico. Un panorama da parapendio.
Dopo aver parcheggiato accanto al minigolf e agli impianti di risalita, con alle spalle la montagna siamo andati a sinistra e poi all’incrocio principale ancora a sinistra verso Col Predmeja. Guardando l’altimetria, in questo senso si ha uno strappo iniziale più corto e poi le salite sono più lunghe, quindi più scalate e scalabili. Meno discesa però. Vedete voi quale direzione prendere.
A Lokve fanno da poco anche una marathon MTB, per info http://www.lokvemarathon.com/
idea e traccia tratta da Nei boschi di Lokve su itinerari.mtb-forum.it
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